Jeremy Rifkin: Come il #99% sta usando il “potere laterale” per creare una rivoluzione globale

Abbiamo ritenuto interessante e un utile stimolo per la riflessione  questo articolo di Jeremy Rifkin uscito qualche giorno fa  su The Huffington Post . Quindi lo abbiamo tradotto.  Si parla di terza rivoluzione industriale, di potere laterale e rivoluzione globale.

E ‘successo prima, nel 1848 e nel 1968. I giovani del mondo sono scesi in piazza per protestare contro le ingiustizie dei regimi politici autocratici  e i rapaci interessi economici e per chiedere il più elementare diritto umano: partecipare come cittadini uguali negli affari della società.

Il 15 ottobre, milioni di giovani – e i loro genitori e nonni- affollavano le strade delle grandi città e dei piccoli paesi in tutto il mondo, denunciando un sistema economico che favorisce il ricco 1% a spese del 99% delle persone. I manifestanti sono frustrati dalla mancanza di posti di lavoro. Sono arrabbiati con i governi che per salvare le banche globali e sovvenzionare le multinazionali stanno riducendo i servizi pubblici essenziali per la classe media e povera. E sono preoccupati per il continuo aumento di emissioni industriali di anidride carbonica che ora minaccia di distruggere gli ecosistemi del mondo e scatenare un’estinzione di massa della vita sul pianeta.

Recentemente ho trascorso del tempo con molti degli organizzatori  del 15 ottobre in Spagna e in Italia -i paesi che hanno ospitato le più grandi proteste di piazza. Sono venuto via con la chiara impressione che i giovani di questi paesi, e di Wall Street e di tutto il mondo, siano interessati a qualcosa di più di una semplice riforma delle attuali scelte e pratiche politiche ed economiche. Percepiscono che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel modo in cui è impostato il sistema politico ed economico e stanno iniziando a cercare una nuova visione economica che può restituire il lavoro alle persone, stabilire un quadro governativo più responsabile  e proteggere la biosfera della Terra. Trovare questa nuova visione richiede una comprensione delle forze tecnologiche che accelerano le profonde trasformazioni nella società.

Le grandi rivoluzioni economiche della storia si verificano quando nuove tecnologie di comunicazione convergono con nuovi sistemi energetici. Nuove rivoluzioni energetiche rendono possibile un commercio più ampio e integrato. Le rivoluzioni comunicative che le accompagnano gestiscono le nuove complesse attività commerciali rese possibili dai nuovi flussi di energia. Nel 19° secolo, la tecnologia della stampa a buon mercato e l’introduzione delle scuole pubbliche hanno dato luogo a una  forza lavoro scolarizzata a mezzo stampa con le capacità comunicative di gestire il crescente flusso di attività commerciali rese possibili dal carbone e dalle tecnologie a vapore, inaugurando la prima rivoluzione industriale.

Nel 20° secolo, la comunicazione elettrica centralizzata - il telefono, e poi radio e televisione – è diventata il mezzo di comunicazione per gestire una più complessa e diffusa era del petrolio, delle auto e della vita suburbana, e la cultura del  consumo di massa della seconda rivoluzione industriale.

La vecchia elite

I regimi energia/comunicazione in gran parte determinano il modo in cui sono organizzate le società, e, in particolare, come i frutti del commercio e dell’impresa sono distribuiti, come il potere politico viene esercitato, e come vengono condotte le relazioni sociali. La Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale furono costruite sui regimi energetici più centralizzati mai concepiti. I combustibili fossili – carbone, petrolio e gas naturale- sono energie d’elite perché si trovano solo in luoghi determinati. Essi richiedono un investimento militare significativo per proteggerli e una continua gestione geopolitica per assicurare la loro disponibilità. Richiedono anche  sistemi di comando e controllo centralizzati  e massicce concentrazioni di capitale per spostarli dal sottosuolo agli utenti finali. La capacità di concentrazione del capitale – l’essenza del capitalismo moderno- è fondamentale per la prestazione effettiva del sistema nel suo complesso. Il sistema infrastrutturale per la gestione centralizzata dell’energia, a sua volta, stabilisce le condizioni per il resto dell’economia, favorendo modelli di business simili in ogni settore.

Il business del petrolio è una delle più grandi industrie del mondo. E’ anche l’impresa più costosa per la raccolta, l’elaborazione e la distribuzione di energia mai concepita. Praticamente tutte le altre cruciali industrie emerse dalla cultura del petrolio si alimentano dal rubinetto dei combustibili fossili – finanza moderna, automobilismo, energia e utility, e telecomunicazioni – erano, in un modo o nell’altro, similmente predisposte alla grandezza per raggiungere le proprie economie di scala. E, come l’industria petrolifera, richiedono ingenti somme di capitali per operare e sono organizzate in modo centralizzato.

Tre delle quattro più grandi aziende del mondo di oggi sono compagnie petrolifere – Royal Dutch Shell, Exxon Mobil e BP.Sotto queste aziende giganti dell’energia ci sono 500 aziende globali che rappresentano ogni settore e industria – con un fatturato combinato di 22500 miliardi di dollari, che è l’equivalente di un terzo del PIL mondiale (62000 miliardi di dollari) – che sono inscindibilmente connesse e dipendenti dai combustibili fossili per la loro stessa sopravvivenza.

Va da sé che i beneficiari dell’era del petrolio, per la maggior parte, sono stati gli uomini e le donne del settore energetico e finanziario e quelli strategicamente posizionati nella catena di distribuzione della Prima e Seconda Rivoluzione Industriale.  Hanno raccolto fortune straordinarie.

Nel 2001, gli amministratori delegati delle più grandi aziende americane hanno guadagnato, in media, 531 volte tanto quanto il lavoratore medio, nel 1980 questa cifra era solo 42 volte maggiore. Ancora più sorprendente, tra il 1980 e il 2005, oltre l’80 per cento della crescita del reddito negli Stati Uniti è andato nelle tasche del ricco 1 per cento della popolazione.

Nel 2007, il più benestante 1% degli americani che hanno avuto accesso al reddito ne percepisce il 23,5 per cento al lordo delle imposte della nazione, contro il 9 per cento nel 1976. Nel frattempo, nello stesso periodo, il reddito medio delle famiglie americane non anziane è diminuito e la percentuale di persone che vivono in povertà è aumentata.

Forse la descrizione più adatta della organizzazione top-down della vita economica che ha caratterizzato la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale è quella che comunemente nota come “teoria del trickle-down” [colare giù, ndt] - l’idea che quando coloro che sono in cima alla piramide dei benefici basati sui combustibili fossili, avranno accumulato abbastanza ricchezza residua, questa farà la sua strada verso le piccole imprese e ai lavoratori ai livelli più bassi della scala economica, a beneficio dell’economia nel suo complesso. Mentre non si può negare che le condizioni di vita di milioni di persone siano migliori alla fine della Seconda rivoluzione industriale rispetto che all’inizio della Prima Rivoluzione Industriale, è altrettanto vero che quelli in alto hanno beneficiato in modo sproporzionato dall’era del carbonio, soprattutto negli Stati Uniti, dove sono state poste al mercato poche restrizioni e sono stati fatti sforzi piccoli  per fare in modo che i frutti del commercio industriale fossero ampiamente distribuiti.

 

Un nuovo paradigma economico

Oggi, Internet e le energie rinnovabili stanno cominciando a fondersi per creare una nuova infrastruttura per la Terza Rivoluzione Industriale (TIR) che cambierà il modo in cui è distribuito il potere nel 21° secolo. Nell’epoca che verrà, centinaia di milioni di persone produrranno la propria energia verde nelle proprie case, uffici e fabbriche e la condivideranno con gli altri [in una specie di] “Internet dell’Energia”, proprio come noi oggi generiamo e condividiamo informazioni online. La creazione di un regime di [1]energia rinnovabile, [2]prodotta dagli edifici, [3]in parte immagazzinata sotto forma di idrogeno, [4]distribuita attraverso un “Internet dell’energia”, e [5]collegata al “plug-in” trasporto a emissioni zero, stabilisce una struttura a 5-pilastri che produrrà migliaia di aziende e milioni di posti di lavoro sostenibili.

La Terza Rivoluzione Industriale porterà anche con sé un’economia più democratica. La natura distribuita delle energie rinnovabili necessita di collaborazione piuttosto che di comando gerarchico e meccanismi di controllo. Questo nuovo regime energetico “laterale” stabilisce il modello organizzativo per le innumerevoli attività economiche che si moltiplicano da esso. Una rivoluzione industriale più distribuita e collaborativa, a sua volta, porta invariabilmente inevitabilmente ad una condivisione più distribuita della ricchezza generata.

Le nuove  industrie dell’energia verde stanno migliorando le prestazioni e riducendo i costi ad una velocità sempre maggiore. E proprio come la generazione e la distribuzione delle informazioni sta diventando quasi gratis, anche le energie rinnovabili lo faranno. Sole, vento, biomasse, geotermica e idroelettrica sono attivabili da tutti e, come l’informazione, non si esauriscono mai. La riduzione dei costi di transazione nel mondo della musica e nel campo editoriale con l’emergere della condivisione di file di musica, e-book e blog notizie, sta devastando queste industrie tradizionali. Possiamo aspettarci simili effetti distorsivi in quanto i costi di transazione diminuzione di energia verde permettono a produttori, rivenditori, e aziende di servizi di produrre e condividere beni e servizi in vaste reti sociali con  una spesa molto ridotta di capitale finanziario.

Come la generazione Internet sta usando il potere laterale per trasformare lo scenario politico 

La democratizzazione dell’economia va di pari passo con la democratizzazione della governance. La generazione internet è guidata da una nuova agenda politica. La loro politica ha poco in comune con la dicotomia destra/sinistra che ha caratterizzato la politica ideologica della Prima e Seconda rivoluzione industriale. I giovani attivisti del movimento del 15 ottobre giudicno il comportamento istituzionale da un nuovo punto di vista. Chiedono se le istituzioni della società – siano esse politiche, economiche, educative o sociali – si comportano in modo centralizzato ed esercitano il potere dall’alto verso il basso in modo chiuso e proprietario, oppure se funzionano in modo distribuito e collaborativo, e sono aperti e trasparenti nei loro rapporti. Il nuovo pensiero politico è un punto di svolta che ha il potenziale per ricostruire il processo politico e rimodellare le istituzioni politiche in ogni paese.

Il potere laterale è una nuova forza nel mondo. Steve Jobs e gli altri innovatori della sua generazione, ci ha portato dai costosi centralizzati main-frame computer, posseduti e controllati da una manciata di imprese globali, ai computer desktop e telefoni cellulari a buon mercato, consentendo a miliardi di persone di connettersi l’un  l’altro in peer-to-peer negli spazi sociali di Internet. La democratizzazione delle comunicazioni ha permesso a quasi un terzo della popolazione di condividere musica, conoscenza, notizie e vita sociale in un campo di gioco aperto, segnando uno dei grandi progressi evolutivi nella storia della nostra specie.

Ma per quanto questo risultato sia impressionante, è solo metà della storia. Quando le comunicazioni internet gestiranno l’energia verde, ogni essere umano sulla terra, diventerà la sua fonte di potere, sia letteralmente che metaforicamente. Miliardi di esseri umani condivideranno la loro energia in vasti social network, come adesso condividono informazioni online, creeranno le basi per la democratizzazione dell’economia globale e un nuovo inizio per l’umanità.

La contestazione giovanile, che ha avuto inizio in Medio Oriente, Spagna e Italia e si è diffusa  a Wall Street e poi in tutto il mondo, è un precursore della nuova era. “Potere laterale” è diventato il grido di battaglia di una nuova generazione, determinati a creare una società più giusta, equa e vivibile.

I giovani hanno dimostrato di saper usare il potere laterale via Facebook, Twitter, Google e altri social network per portare milioni di persone in piazza per protestare contro le ingiustizie e gli abusi del sistema economico e politico.

Ora, il problema incombente è se si può sfruttare la stessa potenza laterale per creare un’economia sostenibile, generare milioni di nuovi posti di lavoro, trasformare il processo politico e rimettere a nuovo la terra per le generazioni future.


About these ads

, , , , , ,

  1. #1 di emme il 13 novembre 2011 - 16:23

    certamente suggestiva come ipotesi, non so quanto sia realizzabile cioè io non vedo questa rivoluzione energetica di cui parla rifkin… c’è e non me ne sono accorto? e come mai poi la grande elite energetica dovrebbe fare in modo che ciò accada? e in che modo sono legati i vari occupy di qua e di là con questo…??? non mi convince

  2. #2 di Magobago il 13 novembre 2011 - 20:08

    Premesso che sono pessimista di mio…. Mi pare un’analisi certamente interessante ma forse un po’ troppo azzardata. Forse è troppo presto per pensare di avere a breve (presumo a breve, anche se previsioni precise non ne fa, ovviamente) un’energia pulita così ben distribuita ed alla portata di tanti. Quindi il “salto” del collegamento con internet e nuove tecnologie non lo vedo così fattibile. Anche perché in tanti paesi (tipo l’Italia) già oggi siamo arretrati sia sullo sviluppo della green economy che sulle infrastrutture necessarie per un serio sviluppo delle nuove tecnologie.

    Mi pare più fattibile l’ultima parte sul “potere laterale”, anche perché già oggi l’impatto dei social network nei movimenti di protesta e nelle mobilitazioni di piazza é elevato.
    Però anche qui non vedo le potenzialità dei social network illimitate. Nel senso, un domani un governo impone restrizioni o che so io al social network, ne intercetta i messaggi. In un colpo solo bloccherebbe tutto. Così pure per i motori di ricerca, già ora le ricerche vengono modificate o comunque guidate in base alle preferenze degli utenti.
    Se oltre ai cittadini, anche i governi cattivi (vedi la Cina) si specializzano nei social network son dolori.

    Voglio dire, forse son troppo pessimista, ma non mi pare tutto così facile…. Certo mi piacerebbe, e molto.

    E grazie a chi ha tradotto l’articolo! Bravi.

  3. #3 di Francesca Morelli il 14 novembre 2011 - 10:14

    se così fosse sarebbe bellissimo… ma è così? nel senso è possibile tecnicamente questa cosa?

  4. #4 di Magobago il 14 novembre 2011 - 23:23

    Teoricamente, secondo me, si. Pensa a come erano i pc e internet 10 anni fa ed a come sono ora….

    In pratica penso che anche questa curva della crescita, dell’evoluzione delle nuove tecnologie prima o poi decrescerà…

    E soprattutto pensavo anche che i paesi del nord-africa che negli ultimi mesi sono stati scossi dalle rivolte di popolo grazie anche ai social network dimostrano quanta distanza ci sia ancora fra le due cose… Lì di green economy mi sa ce n’hanno pochina… Magari si rischierebbe anzi di aumentare le divisioni, fra un “occidente” ricco che fa l’ecologico ed il resto del pianeta che arranca.

  5. #5 di icittadiniprimaditutto il 17 novembre 2011 - 14:18

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: